1.2 La storia dell'RFID

In Inghilterra, l'IFF con transponder era un sistema già sviluppato prima della seconda guerra mondiale. Il dispositivo veniva installato all’interno dell’abitacolo e trasmetteva un segnale all’operatore del Chain Home Radar (il primo sistema radar inglese, funzionante già nel 1939) per informarlo che l’aereo sotto controllo era amico. Un sistema più evolu­to fu l’MKIII realizzato da Watson-Watt nel 1940 che aveva tutti gli elementi di base che compongono un attuale transponder. La necessità primaria era quella di ottenere alto livello di precisione del segnale di ritorno per ridurre al minimo il rischio di abbattimento di aerei amici [LABa].
La soluzione adottata fu quella di inserire il sistema d'interrogazione IFF nell'antenna rotante del radar. In questo modo si poteva determinare correttamente sia l'angolazione sia la distanza dell’obiettivo (target). Lo stesso sistema veniva utilizzato an­che per ricevere la risposta dell'apparecchiatura nel target.
Questa tecnologia fu estesa alle navi già durante la seconda guerra mondiale, in modo da poter identificare con la massima precisione una nave amica e la sua velocità.
Le applicazioni militari del transponder furono quindi il "motore" dello sviluppo tecnologico degli apparati e delle loro funzionalità.
La severità degli ambienti operativi e le elevate prestazioni richieste dagli standard militari permisero di sviluppare prodotti altamente affidabili ma ancora piuttosto costosi. Soltanto lo sviluppo di nuove tecnologie elettroniche poté fornire in seguito gli strumenti per realizzare prodotti con alte prestazioni e costi adeguati all'utilizzo in settori civili [PATa].
Negli anni ’40 la tecnologia elettronica non era infatti in grado di offrire gli elementi costitutivi adeguati a un costo accettabile. Non esistevano ancora componenti integrati di piccole dimensioni: il transistor, il cir­cuito integrato e il microprocessore dovevano ancora apparire. Inoltre lo sviluppo della filosofia della rete di inter-comunicazione e di  una vera tecnica digitale erano ancora da concepire.
Gli anni ’50 furono dedicati al perfezionamento di tutte le tecnologie precedentemen­te descritte a beneficio della loro integrazione per formare l’RFID.
Nel decennio successivo venne continuata la ricerca in tutti questi terreni, inseguendo in parallelo gli obiettivi d’integrazione e miniaturizzazione.
Finalmente verso la fine degli anni ’60 ebbero inizio le prime attività commerciali (Sensumatic e Checkpoint), con la commercializzazione dei primi sistemi EAS (Electronic Article Surveillance) [BAT03].
Questi primordiali sistemi RFID utilizzavano generalmente un transponder che gesti­va un’informazione di 1 bit per poter permettere il rilevamento della presenza o assenza del transponder. L’EAS garantiva una elementare funzione antitaccheggio nei supermercati che si stavano affermando in tutti i paesi sviluppati.
L’EAS può quindi essere considerata il primo vero caso di effettivo utilizzo di massa della tecnologia RFID in attività non militari.
Negli anni ’70 diverse grandi industrie americane del settore militare (Raytheon, RCA, Fairchild) misero a punto delle applicazioni RFID civili utilizzando la tecnologia sviluppata per i sistemi militari.
General Electric, Westinghouse, Philips e Glenayre realizzarono la prima applicazione dell’RFID dedicata al controllo di oggetti e di mezzi in movimento che, malgrado la sua efficienza, non ebbe successo commerciale in quanto si credeva la tecnologia non completamente matura. Per questo si riteneva ancora non necessario definire degli standard ufficiali per L’RFID, lasciando a tutti gli operatori la massima libertà di ricerca in ogni direzione per poter fare emergere le soluzioni migliori senza limiti fissati a priori [LABa].
Gli anni ’80 furono il periodo che vide l’affermarsi dell’RFID come tecnologia ormai completa, con una diffusione su scala mondiale. Negli Stati Uniti gli interessi puntarono sul controllo delle merci trasportate, sui mezzi di trasporto e l’accesso del personale. In Europa le materie più sviluppate furono l’identificazione degli animali, le applicazioni per attività industriali e il controllo/accesso alle autostrade.
Finalmente negli anni ’90 cominciarono ad affermarsi le condizioni per lo sviluppo dell’RFID moderno: oltre al fatto che iniziarono a svilupparsi degli standard internazionali condivisi,  i circuiti si miniaturizzarono sempre di più permettendo una diminuzione drammatica dei consumi di energia. La presenza di una batteria nel transponder infatti non era più richiesta poiché esso poteva essere alimentato dalla stessa onda elettromagnetica generata dal lettore che lo voleva interrogare. Inoltre la possibilità di utilizzare memorie ROM anziché RAM eliminava la necessità di una batteria per mantenere i dati in memoria.
Grazie a tutto questo si verificò la diffusione della tecnologia RFID in settori diversi tra loro e con un numero di applicazioni sempre più alto (vedi cap. 7).
La disponibilità di tecnologie per realizzare transponder a basso costo (anche fino a 0,05 €) ha messo in moto un processo che ci porterà nei prossimi anni a una rete di connessione mondiale dove tutte le cose saranno intelligibili e si collegheranno tra di loro; ci porterà quindi all’Internet delle cose (Internet of the Things) [BAT03].


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